MANIFESTO
La cura delle priorità in arte priva l’intelletto della visione d’insieme che è l’unico fondamento della consapevolezza. Bisogna persuadersi che se il tutto crolla, crolla anche la parte, allontanandosi dalla sintesi per forza di specializzazioni, la percezione si smarrisce, i sensori si alterano, e le influenze esteriori vengono recepite in maniera distorta.
In tale babelica confusione riesce difficile trovare il vero colore delle cose. Due tendenze allora tengono il campo, materia ed energia. L’una condensazione e l’altra dissociazione. In funzione di tale opposta polarità deriva una vario gioco che presenta sotto facce diverse l’unità cosmica. La vulnerabilità, l’indebolimento dell’indole creativa è addebitabile all’assunzione da parte della psiche di una vastissima quantità di frammenti collegati alla scomposizione dell’unità. Per forza di eventi e di progresso ogni elemento esige a sua volta ulteriori frammentazioni. Di questo passo ci si trasforma da dominatori a dominati e ci si avvia verso la più miserevole delle piaggerie.
Per recuperare il controllo occorre invertire tale tendenza paralizzante attraverso il recupero del valore dell’azione. La forza redentrice dell’azione emancipa l’io fisico pareggiando il bilancio con l’io psichico. L’azione per poter essere riconosciuta autentica, deve riunire in se i caratteri della forza primordiale, selvaggia, animalesca, istintiva. Per essere all’altezza del proprio impegno l’artista deve purificare i propri sensi attraverso il più naturale centro restauratore del proprio equilibrio: l’istinto. Solo l’istinto è capace di imposizioni formative che non siano forzature. Io credo che non sia possibile sapere in che modo, in che forma la macerazione artistica possa produrre qualcosa. Bisogna trovarcisi. Essere in ogni caso presenti, sicuri di poter trovare ovunque e altrove là dove si crede o si pensa l’ispirazione. In un territorio che non ha regole, leggi, formule. Solo allora, dai sottofondi dell’inconscio emergono segnali, simboli, messaggi, presagi di cui si ignorava persino l’esistenza.
La velocità d’esecuzione a questo punto è fondamentale per vestire di colori e forme l’emozione e per non perdere la visione d’insieme.
Non mi trovo d’accordo coi pittori che affermano che l’arte sia comprensibile ad una ristretta cerchia di iniziati. Un’opera d’arte, in quanto manifestazione di un’emozione, parla un linguaggio che tutti possono comprendere, a qualsiasi latitudine. L’emozione forse può toccare o meno ma, se l’azione pittorica è autentica questa viene comunque messa a nudo e costringe chiunque a sostare, a ritornare, a rivedere persino le proprie convinzioni. Dell’artista si potrà dire allora tutto il bene o tutto il male possibile ma, nessuno potrà negargli il tributo della propria attenzione.
Francesco CHIEPPA
( operaio del colore)